ECO-BALLA, un totem di vera Monnezza campana

ECO-BALLA, un totem di vera Monnezza campanaQui a napoli dove abito ed in particolare nelle centrali vie dello shopping, il problema lo si avverte meno, i cumuli di monnezza sono di dimensioni abnormi ma non invadono (per ora) completamente i marciapiedi e le strade.

Ma oggi per lavoro mi sono spostato nella periferia cittadina diretto a Caserta e lo spettacolo che ho visto con i miei occhi è apocalittico. Ho avuto la sensazione che l’unica tangibile soluzione per fronteggiare l’emergenza rifiuti in campania sia quella di spazzare il pavimento e nascondere i rifiuti sotto il tappeto, ed il tappeto campano è rappresentato dalla nostra periferia, quelle zone, per intenderci, dove sopravvivono le poche attività  produttive della regione, piccoli nuclei industriali, grandi centri commerciali, aziende di produzione casearia, aziende vinicole, siti archeologici, attività  ristorative e turistiche dall’entro terra alla fascia costiera.

Viaggiano viaggiando, scorgendo distese di rifiuti qui e là  mi preparavo a prospettare al mio cliente un piano di sviluppo della sua attività  imprenditoriale che finalmente approda in internet. E’ stato difficile frenare la rabbia.
La rabbia di cui parlo è la stessa che ha ispirato l’istallazione artistica di cui scrive Maria Savarese in Viatico Art Magazine (foto sopra) a questo indirizzo http://www.viatico.org/eventi/eco-balla “L`opera rappresenta la responsabilità  intima di chiunque vive, calpesta, usa o abusa un`unica linfa terrena” . “La sua grande dimensione riflette la sensazione totale e perenne di essere noi stessi avvolti, quasi asfissiati, dalle scelte sbagliate, di chi coltiva solo interessi individuali, espandendo invece nel territorio di tutti, danni permanenti, ricoprendo migliaia di ettari di buon terreno agricolo, di ecoballe.”

Viatico Art Magazine intende coinvolgere artisti e non in una vera azione di protesta, invita tutti a partecipare al dibattito con commenti sul blog  ma è soprattutto pronto a ricevere materiale fotografico e/o video  ed allestire un’apposito spazio  espositivo virtuale. Indirizzo email: info@viatico.org  

9 commenti su “ECO-BALLA, un totem di vera Monnezza campana”

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  3. ciao cioè anche a caserta stanno inguaiati con i rifiuti?
    anche io sono di napoli e per lavoro a volte vado a benevento e li la situazione rifiuti è tranquilla

  4. Questa mattina – come di consueto – ho dato uno sguardo alla posta ed ho letto un messaggio di un amico che spesso me li manda e poi mi sono messo a bighellonare sul web e sono capitato alla volta del blog Flashmotus tutto preso per una monumentale “Monnezza campana”.

    Un incontro del destino? Nel senso che il messaggio dell’amico suddetto, in realtà, potrebbe servire al napoletano Flashmotus, nell’occasione in viaggio di lavoro verso la vicinissima Caserta?

    E poi Caserta mi è tanto cara perché qui ho lasciato i miei ricordi di gioventù e quelli dei miei cari genitori che vi sono sepolti dormienti.

    Ma ecco le mie riflessioni su quel totem “ECO-BALLA” che veramente si addice al messaggio dell’amico, ed è questo:

    Si intitola, «Le proiezioni», e così è il seguito:

    «Un giorno all’imbrunire, un contadino sedette sulla soglia della sua umile casa a godersi il fresco. Nei pressi, si snodava una strada che portava al paese,ed un uomo passando vide il contadino e pensò:
    “Quest’uomo è certo un ozioso, non lavora e passa tutto il giorno seduto sulla soglia di casa…”.

    Poco dopo, ecco apparire un altro viandante.

    Costui pensò:
    “Quest’uomo è un dongiovanni. Siede qui per poter guardare le ragazze che passano e magari infastidirle…”.

    Infine, un forestiero diretto al villaggio disse tra sé:
    “Quest’uomo è certamente un gran lavoratore. Ha faticato tutto il giorno ed ora si gode del meritato riposo…”.

    In realtà, noi non possiamo sapere un granché sul contadino che sedeva sulla soglia di casa.
    Al contrario, possiamo dire molto sui tre uomini diretti al paese:
    il primo era un ozioso,
    il secondo un poco di buono,
    il terzo un gran lavoratore.

    Tutto ciò che dici parla di te; soprattutto quando parli di qualcun altro.».
    E qui finisce il messaggio, ma mi viene da continuare la sequela suddetta, che in realtà non dà la risposta esauriente che Flashmout si aspetta dopo tutto questo parlare.
    Immagino che egli si aspetti passare, magari, un quarto immaginario viandante simile all’Eracle del mito che fu chiamato per la sesta impresa su ordine di Euristeo.
    Come si sa Eracle dovette trovare il modo di far pulizia nelle stalle di Augia a causa del bestiame che cresceva indefinitivamente perché resi immuni dalle malattie. Ma prima di apprestarsi a fare il miracolo in un solo giorno, per scommessa Eracle chiese al re Augia in cambio un decimo di tutto il suo bestiame. E così l’eroe mitico, senza sporcarsi, escogitò la deviazione dei vicini fiumi Alfeo e Peneo, che con l’irruenza delle loro acque spazzarono via lo sterco ovunque si trovasse.
    Ma il re Augia che non si aspettava questa sorta di bravata, preso dal livore per l’inganno non volle mantenere la parola e così rendere ad Eracle la ricompensa suddetta.
    Il seguito di questa storia del mito è piuttosto avvolto in una nebulosa, quasi a rimandarla nel futuro…

    Forse a oggi. Forse alla Napoli ripiena di Monnezza fino agli ancora “pascoli casertani” per antonomasia “Terra di lavoro”.

    Ma mi domando perplesso, che potrebbe farebbe l’Eracle di questa generazione, di una certa sorta di “bestiame” preso a rilasciare la personale “monnezza”? Già, perché egli non avrà certo dimenticato la beffa subita in seguito al suo intervento nel passato mitico, che pur dovette fare, per capirne l’inutilità. Questa volta poi non è solo un “re Augia” a farsi bello e mortificare l’eventuale nuovo Ercole capace di fare il miracolo per la ex bella Napoli, ora inzaccherata nella monnezza. Come si fa a mettere la museruola ai suoi eredi che non si contano e che sono frammischiati nello stesso “bestiame” produttore di monnezza?

    Come si vede non sembra proprio che ci sia via di uscita, salvo a stimare una cosa buona che il buon napoletano, quello della povertà, è simile a quel mitico bestiame della sesta fatica di Eracle. Questo per dire che almeno questi miseri napoletani sono immuni alle possibili contaminazioni della monnezza e sopravviverano.
    Dove il guaio sulla “Monnezza” di Napoli dunque? Senza dubbio in quel 10 per cento antico su cui si accendono, negli occulti olimpi d’oggi, le lotte per l’appannaggio sull’oro alchemico derivante dalla “Monnezza”.
    Ma, a lungo andare, potrebbe anche indisporsi l’immunità mitica sul “bestiame olimpico” in discussione, e come accadde con l’epidemia milanese raccontata da Manzoni nei “Promessi Sposi”, fu così che anche l’irriducibile e malvagio “Don Rodrigo” fu messo in fuori gioco.

    In conclusione, ha ragione l’amico del messaggio epifanico suddetto.
    «In realtà, noi non possiamo sapere un granché sul contadino che sedeva sulla soglia di casa.».
    Un contadino che oggi può essere immaginato come quel totem “ECO-BALLA” di Flashmotus.

    La verità è che la società dei consumi odierna porta a non sopprimere il 10 per cento delle discordie, di antico conio, che riguarda ogni cosa, anche se infima.

    Buona Epifania,
    Gaetano Barbella

  5. Grazie gaetano,
    del tuo saggio-commento, per aver dato un volto e definito i precisi ruoli degli attori in questa tragica realtà. Eppure mi appare ancora in ombra il volto dell’Eracle partenopeo, ma forse è inutile cercarlo altrove, forse è il caso di cercare in noi stessi quella piccola percentuale di energia positiva del mitico eroe che pur alberga in noi. Provarci almeno…

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